Strappo ai flessori, stiramento dietro la coscia, lesione del bicipite femorale: quanto ci vuole a guarire dipende da quale muscolo è coinvolto, in quale punto e per quale estensione. In questa pagina trovi i tempi di recupero indicativi per ogni tipo di lesione, cosa fare nei primi giorni, come leggere il referto e come si torna allo sport riducendo il rischio di farsi male di nuovo.
Questa pagina approfondisce la guida alle lesioni muscolari.
"Strappo al bicipite femorale" o "stiramento ai flessori" sono i modi in cui spesso si chiama qualsiasi lesione dietro la coscia. In realtà gli ischiocrurali, detti comunemente flessori perché piegano il ginocchio, sono tre muscoli: il bicipite femorale, sul lato esterno, formato da un capo lungo e un capo breve; il semitendinoso e il semimembranoso, sul lato interno.
Partono dalla tuberosità ischiatica, l'osso del bacino su cui ti siedi, tranne il capo breve, che nasce dal femore. Il capo lungo del bicipite femorale e il semitendinoso hanno un tendine in comune, il tendine congiunto; il semimembranoso ha un tendine proprio, lungo e piatto, che scende in profondità. In basso il bicipite femorale si attacca alla testa del perone, sul lato esterno del ginocchio; semitendinoso e semimembranoso sul lato interno della tibia1.
Sono le lesioni muscolari più frequenti nello sport: nel calcio professionistico rappresentano circa un infortunio su cinque, e la loro quota è cresciuta nelle ultime stagioni2. Il bicipite femorale è coinvolto in oltre 8 lesioni su 10, il semimembranoso in circa una su 10, il semitendinoso più raramente3.
Nello strappo il dolore è improvviso e localizzato, compare in un momento preciso che ricordi, a volte con la sensazione di una "fitta" o di uno schiocco, e aumenta quando contrai o allunghi il muscolo. Nella contrattura il dolore è più diffuso, compare gradualmente o il giorno dopo lo sforzo, e il muscolo è teso ma non ci sono fibre rotte6. I sintomi però non bastano a distinguerli con certezza: lo fa l'ecografia.
Sono i segnali possibili di un distacco del tendine dall'osso, raro ma da riconoscere presto7: quando serve l'intervento, i risultati sono migliori se è fatto entro circa 4 settimane8,9.
Stiramento, strappo, elongazione e lesione sono parole diverse per la stessa cosa: un danno delle fibre del muscolo. La contrattura invece è un disturbo del muscolo senza fibre rotte, e per questo guarisce più in fretta; il consenso internazionale sulla terminologia la distingue dalle lesioni vere e proprie6.
Per stimare i tempi conta come viene classificata la lesione. La classificazione più usata, quella britannica (in sigla BAMIC), si basa sulla risonanza magnetica e descrive due aspetti10:
Molti referti usano ancora una scala più semplice, da 1 a 3: primo grado con poche fibre coinvolte, secondo grado con una rottura parziale, terzo grado con una rottura completa del muscolo o del tendine12. Per questo "primo, secondo o terzo grado" da solo non basta a prevedere i tempi: serve sapere anche dove si trova la lesione. Vedi la tabella dei tempi →
Capita anche di sentire lesione di basso grado, di medio grado o di alto grado. Sono modi di dire, non una classificazione ufficiale: in genere indicano una lesione lieve (primo grado, vecchia classificazione), moderata (secondo grado) ed estesa o completa (terzo grado). Anche con un grado basso, se la lesione coinvolge il tendine i tempi si allungano.
Questi intervalli vengono da studi su atleti seguiti da staff medici e indicano il ritorno all'allenamento completo o alla competizione. Sono indicativi: la stima per il tuo caso si fa dopo la visita e l'ecografia, e si torna allo sport quando sono soddisfatti i criteri, non allo scadere delle settimane.
| Tipo di lesione | Tempo indicativo | Note |
|---|---|---|
| Contrattura: dolore senza fibre rotte (grado 0) | Circa 1 settimana | Gli esami non mostrano fibre rotte12. |
| Lesione lieve del muscolo (primo grado, vecchia classificazione) | 2–3 settimane | Il caso più frequente3,12. |
| Lesione moderata alla giunzione muscolo-tendine del capo lungo (secondo grado, vecchia classificazione) | 3–6 settimane, in media 3–4 | Il tendine resta integro3,13. |
| T-junction del bicipite femorale | 4–6 settimane, anche oltre 2 mesi | Nell'interfaccia fra capo breve e capo lungo del bicipite femorale. Alto rischio di recidiva14,15. |
| Lesione che coinvolge il tendine: dentro il muscolo o tendine congiunto a tutto spessore | 2–3 mesi | Il tendine guarisce più lentamente del muscolo11,13. |
| Rottura completa del muscolo (terzo grado, vecchia classificazione) | Circa 10 settimane, molto variabile | Rara: circa 3 lesioni su 10012. |
| Tendine prossimale del semimembranoso, da allungamento | Molti mesi, in media circa un anno per tornare al livello precedente | Sintomi iniziali spesso modesti, recupero lungo16. |
| Distacco completo del tendine dall'osso | Da valutare caso per caso; dopo l'intervento in media circa 6 mesi | Raro. L'intervento dà risultati migliori se fatto entro circa 4 settimane8,9. |
Tornare ad allenarsi non significa tornare subito al massimo: negli sprinter di alto livello il ritorno alla prestazione precedente ha richiesto in media alcuni mesi, tanto più quanto la lesione era vicina alla tuberosità ischiatica e coinvolgeva il tendine17.
Vicino alla natica, è il tendine che il capo lungo del bicipite femorale e il semitendinoso condividono per attaccarsi alla tuberosità ischiatica. Qui si scaricano le trazioni di due muscoli diversi: quando la lesione lo coinvolge, soprattutto a tutto spessore, il recupero si allunga nettamente rispetto a una lesione del solo muscolo13.
Parte dalla tuberosità ischiatica accanto al tendine congiunto e scende in profondità, sotto il semitendinoso1. Si lesiona soprattutto con l'allungamento lento e ampio, meno nello sprint. È la lesione più insidiosa: all'inizio fa poco male, ma il ritorno al livello precedente può richiedere molti mesi16.
Nella parte bassa della coscia, sul lato esterno, dove capo lungo e capo breve si uniscono prima del tendine che va al perone. È una struttura complessa, con una parte tendinea superficiale e una di tessuto connettivo più profonda, che varia da persona a persona. Le lesioni in questa sede hanno un alto rischio di recidiva, e il recupero si allunga quando il danno coinvolge la parte tendinea o si estende in profondità tra i due capi14,15.
La diagnosi parte dalla visita: come è successo, dove fa male, quanto dolore danno la contrazione e l'allungamento, quanta forza manca rispetto all'altra gamba. L'ecografia, idealmente 48 ore dopo l'infortunio, mostra quale muscolo è lesionato, in quale punto e per quale estensione, e permette di seguire la guarigione nel tempo18.
La risonanza magnetica è più sensibile, perciò permette di identificare anche lesioni di bassa gravità; questo però non cambia il percorso di riabilitazione, che dipende dai test funzionali20,21.
La risonanza serve in casi selezionati: lesioni profonde vicino alla tuberosità ischiatica, sospetto coinvolgimento importante del tendine prossimale o distacco del tendine dall'osso, prima di un eventuale intervento7,20.
Visita ed ecografia si fanno nella stessa seduta: ecografia muscolare a Modena →
Le parole più frequenti nei referti di una lesione del bicipite femorale, spiegate in modo semplice.
Il referto va sempre letto insieme alla visita: la stessa parola può indicare situazioni diverse. Se abiti lontano, posso valutare il referto e le immagini anche in videochiamata: valutazione a distanza →
Il recupero si basa su un carico progressivo, adattato alla sede della lesione: le lesioni del tendine richiedono una progressione più lenta di quelle del solo muscolo21. Si torna allo sport quando i test sono superati: niente dolore, forza e flessibilità simili all'altro lato, corsa alla massima velocità e gesti del proprio sport.
Il rischio di ricaduta è più alto per il bicipite femorale e per le lesioni del tendine3,11. Per prevenirla serve completare il rinforzo anche dopo la scomparsa del dolore: l'esercizio nordico per gli ischiocrurali riduce circa della metà le lesioni22.
È il trattamento con più prove. Iniziare presto e aumentare il carico per gradi accorcia il ritorno allo sport5,23.
Utile per il dolore nei primi giorni, senza esagerare; non accelera la guarigione4.
Non ci sono prove che accelerino la guarigione o riducano le ricadute23. Gli ultrasuoni terapeutici non vanno confusi con l'ecografia, che serve per la diagnosi.
A parte casi estremamente rari, non ha senso usarle. Nello studio più autorevole non hanno dato vantaggi rispetto a un'iniezione di soluzione fisiologica24; le revisioni trovano al massimo circa una settimana in meno, con prove di qualità bassa e nessuna riduzione delle ricadute23,25,26.
Tempi di recupero
Dipende dalla sede e dall'estensione della lesione. Tempi medi indicativi: 2–3 settimane per una lesione di primo grado, 3–4 settimane per una di secondo grado (vecchia classificazione) alla giunzione tra muscolo e tendine, 2–3 mesi quando è coinvolto il tendine, circa 10 settimane per una rottura completa del muscolo. La stima per il tuo caso si fa dopo la visita e l'ecografia. Vedi la tabella dei tempi →
"Stiramento" non indica una lesione più lieve: è solo un altro nome per la lesione muscolare. Se il danno è piccolo e limitato al muscolo servono in media 2–3 settimane; se è una lesione di secondo grado (vecchia classificazione) alla giunzione tra muscolo e tendine 3–4 settimane, se è coinvolto il tendine 2–3 mesi. Vedi la tabella dei tempi →
Strappo, stiramento e lesione sono la stessa cosa, quindi i tempi sono gli stessi: in media 2–3 settimane per il primo grado, 3–4 settimane per il secondo grado, circa 10 settimane per il terzo grado, cioè una rottura completa del muscolo (vecchia classificazione); 2–3 mesi se è coinvolto il tendine. A fare la differenza sono il punto in cui si trova la lesione e la sua estensione, che si vedono con l'ecografia. Vedi la tabella dei tempi →
Sì: "flessori" è il nome comune degli ischiocrurali, i tre muscoli dietro la coscia, e il bicipite femorale è quello coinvolto più spesso, in oltre 8 lesioni su 10. I tempi sono quindi gli stessi: in media 2–3 settimane per una lesione di primo grado, 3–4 per il secondo grado (vecchia classificazione), 2–3 mesi se è coinvolto il tendine. Vedi la tabella dei tempi →
Secondo la vecchia classificazione, da 1 a 3, nel calcio professionistico i tempi medi di stop sono stati circa 1 settimana per il grado 0 (contrattura), 2–3 settimane per il primo grado, circa 3 settimane per il secondo, circa 10 settimane per il terzo, cioè la rottura completa. A parità di grado conta però molto la sede: una lesione che entra nel tendine richiede più tempo e si ripresenta più spesso. Vedi la tabella dei tempi →
Sono modi di dire, non una classificazione ufficiale. In genere "basso grado" indica una lesione lieve (primo grado, vecchia classificazione): in media 2–3 settimane. "Medio grado" una lesione moderata (secondo grado): in media 3–4 settimane. "Alto grado" una lesione estesa o una rottura completa del muscolo (terzo grado): circa 10 settimane. Se la lesione coinvolge il tendine servono 2–3 mesi, anche con un grado basso. Vedi la tabella dei tempi →
In media circa una settimana. La contrattura è un dolore del muscolo senza fibre rotte: per questo guarisce più in fretta di uno stiramento o di uno strappo, che invece sono lesioni vere e proprie. Se dopo 7–10 giorni il dolore non migliora, conviene un'ecografia per escludere una lesione. Vedi la tabella dei tempi →
La corsa leggera si riprende quando camminare e la vita quotidiana non danno più dolore, e la velocità si aumenta per gradi. Lo sprint alla massima velocità è uno degli ultimi passi: si torna quando non fa male, la forza è simile all'altra gamba e i test specifici sono superati, non a una data fissa. Vedi la tabella dei tempi →
Nei calciatori professionisti il ritorno in campo è avvenuto in media dopo 2–3 settimane per una lesione di primo grado e dopo 3–4 settimane per una di secondo grado (vecchia classificazione); più tardi se è coinvolto il tendine. Sono dati di professionisti seguiti ogni giorno dallo staff medico: a livello amatoriale i tempi possono essere diversi. Prima di tornare a giocare servono sprint, cambi di direzione e tiri senza dolore. Vedi la tabella dei tempi →
Le cause più comuni sono un coinvolgimento del tendine non riconosciuto all'inizio, un ritorno all'attività troppo rapido o una nuova lesione vicino alla precedente. Anche il tendine del semimembranoso, che si lesiona con gli allungamenti ampi, ha tempi molto lunghi pur dando pochi sintomi. Una nuova ecografia aiuta a capire cosa sta succedendo. Vedi la tabella dei tempi →
Primi giorni
Fermati e non continuare a giocare. Nei primi 2–3 giorni proteggi la gamba evitando i movimenti che fanno male, usa una fascia elastica e tieni la gamba sollevata; il ghiaccio può aiutare per il dolore, senza esagerare. Evita gli antinfiammatori di routine, lo stretching e i massaggi forti. Appena camminare non fa male, inizia esercizi dolci: partire presto accorcia il recupero. Approfondisci →
Nei primi giorni il ghiaccio può servire per il dolore, ma non va usato in eccesso; il caldo è meglio rimandarlo. Stretching e massaggi forti sulla zona vanno evitati nei primi giorni: allungare un muscolo appena lesionato fa male e non accelera la guarigione. L'allungamento torna nel percorso più avanti, in modo graduale e senza dolore.
Sì, se camminare non fa male: il riposo assoluto non serve e rallenta il recupero. In uno studio autorevole, iniziare la riabilitazione 2 giorni dopo l'infortunio invece che dopo 9 ha anticipato il ritorno allo sport di circa 3 settimane. Se invece fai fatica a camminare o a piegare il ginocchio, fatti visitare entro pochi giorni.
Di solito no: il livido compare spesso dopo 1–3 giorni e scende verso il ginocchio per gravità. Da solo non dice quanto è grave la lesione. Diventa un segnale d'allarme se è molto esteso e si accompagna a uno schiocco vicino alla natica, fatica a camminare o dolore forte da seduto: in questi casi serve una visita entro pochi giorni.
Nello strappo il dolore è improvviso, localizzato, compare in un momento preciso, a volte con una fitta o uno schiocco, e aumenta quando contrai o allunghi il muscolo. Nella contrattura il dolore è più diffuso e compare gradualmente o il giorno dopo lo sforzo. I sintomi però non bastano: a distinguerli con certezza è l'ecografia. Approfondisci →
Uno schiocco netto vicino alla natica, spesso scivolando in spaccata o piegandosi in avanti di colpo con il ginocchio teso, un livido esteso dietro la coscia, fatica a camminare e dolore forte da seduto possono indicare il distacco del tendine dall'osso. È raro, ma va riconosciuto presto: quando serve l'intervento, i risultati sono migliori se è fatto entro circa 4 settimane. Approfondisci →
Anatomia, diagnosi e referto
No. Gli ischiocrurali, detti anche flessori, sono tre muscoli della parte posteriore della coscia: bicipite femorale, semitendinoso e semimembranoso. Il bicipite femorale è coinvolto in oltre 8 lesioni su 10, per questo il suo nome viene usato per indicare qualsiasi strappo dietro la coscia. Approfondisci →
Nella maggior parte dei casi l'ecografia, idealmente 48 ore dopo l'infortunio. Negli strappi recenti mostra la lesione bene quanto la risonanza, si fa durante la visita insieme ai test funzionali che servono a capire la gravità, permette di vedere muscoli e tendini in movimento ed è facile da ripetere nei controlli. La risonanza magnetica serve in casi selezionati, come le lesioni vicine all'osso del bacino o il sospetto distacco del tendine. Approfondisci →
Significa che la lesione si trova nel punto in cui le fibre del muscolo si uniscono al tendine, la giunzione miotendinea. È la sede più frequente, più di metà dei casi. Se il tendine resta integro, i tempi medi sono di 2–3 settimane per il primo grado e 3–4 per il secondo (vecchia classificazione); se la lesione entra nel tendine servono 2–3 mesi. Vedi la tabella dei tempi →
Sono la classificazione britannica delle lesioni muscolari, che trovi nei referti degli esami diagnostici. Il numero indica l'estensione, da 0 (nessun danno visibile) a 4 (rottura completa); la lettera indica la sede: "a" al bordo del muscolo, "b" alla giunzione tra muscolo e tendine, "c" dentro il tendine. Per esempio 2b è una lesione moderata alla giunzione, 3c una lesione estesa che entra nel tendine, con tempi più lunghi e più ricadute. Approfondisci →
Recupero, prevenzione e terapie
Completando il rinforzo anche dopo che il dolore è passato e tornando allo sport solo quando i criteri sono soddisfatti. I programmi che includono l'esercizio nordico per gli ischiocrurali riducono circa della metà le lesioni. Approfondisci →
A parte casi estremamente rari, no. Nello studio più autorevole le infiltrazioni di plasma ricco di piastrine (PRP) non hanno anticipato il ritorno allo sport né ridotto le ricadute rispetto a un'iniezione di soluzione fisiologica; le revisioni degli studi trovano al massimo circa una settimana di vantaggio, con prove di qualità bassa. Il recupero si basa sull'esercizio a carico progressivo. Approfondisci →
No: non ci sono prove che accelerino la guarigione o riducano le ricadute. Il trattamento con più prove è l'esercizio terapeutico, iniziato presto e con un carico che aumenta per gradi; il ghiaccio può servire solo per il dolore nei primi giorni. Approfondisci →
Nella maggior parte dei casi sì, in genere entro il primo anno27,28. Il nuovo tendine però non ricostruisce l'anatomia originale: il muscolo resta più corto e più piccolo e si attacca in un punto diverso28. Il risultato è una minore forza nel piegare il ginocchio, soprattutto quando è molto flesso, che può durare anni e che gli altri ischiocrurali compensano solo in parte27,29. Per questo il rinforzo degli ischiocrurali fa parte del ritorno allo sport dopo il crociato.
Sì. In videochiamata valuto come è successo e i sintomi, guardo eventuali referti ed ecografie già fatte e ti preparo un piano riabilitativo su misura, da seguire con un fisioterapista vicino a casa o in teleriabilitazione. Valutazione a distanza →
I contenuti di questa pagina sono basati sulla letteratura scientifica citata di seguito. Tocca una voce per vedere la citazione completa.
Puoi fare la valutazione in telemedicina, in videochiamata anche dall'ufficio, e ricevere un piano riabilitativo su misura. Valutazione a distanza e teleriabilitazione →
Visita clinica ed ecografia nella stessa seduta, per capire quale muscolo e quale punto sono coinvolti e impostare un recupero su misura.